Tutta l’Italia è percorsa da riti e da leggende che si tramandano nel tempo. Storielle che è bello rievocare per il solo piacere di ritrovare un contatto con le proprie origini e con le credenze che hanno caratterizzato le nostre semplici società contadine.
La Puglia non è da meno, infatti sono numerose le leggende che ancora oggi le nonne raccontano ai propri nipoti, un po’ per preservarne la memoria, un po’ per divertirli perché in effetti di credenze buffe ce n’erano, eccome.
L’orecchietta: la regina della pasta fresca pugliese
Lei, la regina della pasta pugliese, avrebbe mai potuto non essere la protagonista di uno dei riti che in Puglia ancora resiste allo scorrere del tempo? Assolutamente no! Infatti, l’orecchietta, ben diversa dal suo fratello strascinato per forma e grandezza, è la protagonista di un rito divinatorio che in passato vedeva coinvolta tutta la famiglia.
Innanzitutto, va detto che l’orecchietta, la cui forma richiama quella di un piccolo orecchio, in realtà rievoca anche quella di un grembo materno. Questa “somiglianza” ha fatto sì che fosse utilizzata proprio per mettere in pratica un rito divinatorio. Il rito che vede protagonista l’orecchietta si svolgeva in presenza di una donna gravida e praticamente di tutta la famiglia che era curiosa di conoscere in anticipo il sesso del nascituro.
Il rito divinatorio dell’orecchietta e dello zito
Tra i formati di pasta fresca, anche lo zito aveva la sua fama perché era semplice da realizzare e non richiedeva grande manualità, se non nella realizzazione di un impasto liscio, elastico e facile da lavorare.
Per conoscere il sesso del nascituro si procedeva in questo modo: in una pentola ricolma di acqua, si inserivano entrambi i formati. Il primo formato a salire in superficie durante il bollo indicava il sesso del neonato: zito se maschietto, orecchietta se femminuccia.